Il giornalino del Vigevano Club



A CHI GIOVA TUTTO CIO’?

“Cui prodest?” ( dal latino: “A chi giova?”), si chiedevano gli antichi romani per cercare di capire le ragioni, i fini ultimi di qualcosa di incomprensibile. A chi giova tutto ciò, ci chiediamo noi, stupiti ma non troppo, vedendo la piega sempre più misteriosa ed incomprensibile che prende globalmente la stagione del Vigevano? La figuraccia di Somma Lombardo è servita, se mai ce ne fosse ancora bisogno, a far cadere le ultime foglie di fico con cui ancora nelle scorse settimane si era cercato di vendere (ai creduloni) per buone delle prestazioni mediocri o poco più, come i pareggini conseguiti con Atletico CVS, Pro Sesto e Garlasco. Una sconfitta, quella di domenica scorsa, significativa non tanto per il risultato, ma per i modi con cui è arrivata. Abbiamo visto una squadra scarica, spenta, in preda al più completo caos tecnico, tattico e caratteriale. Una squadra che è figlia di ritardi, abbagli, contraddizioni e politiche improponibili sbandierate da mesi, che settimana dopo settimana mostrano la loro inconsistenza. Le dichiarazioni rilasciate dalla dirigenza sembrano distanti anni luce dalla realtà, poiché, all’interno della solita aria fritta, ancora si sostiene di voler riportare entusiasmo, richiamare la gente allo stadio. Ma con quale credibilità si pensa di fare questo, se, dopo le continue farse societarie degli ultimi mesi, anche le esibizioni della squadra mantengono questo tenore? E non ci riferiamo soltanto alle grandi carenze e contraddizioni tecnico-tattiche non troppo diverse da quelle degli avversari, ma ad una ben più ampia impressione di disarmo d’insieme, che all’occhio navigato dei tifosi di lungo corso non sfugge. E proprio per questo motivo non crediamo, non abbiamo mai creduto, ai proclami in pompa magna, alle dichiarazioni ad effetto, che troppe volte hanno rivelato pesanti mancanze e confusione di fondo. Dopo la disastrosa esperienza del quinquennio precedente, ci si doveva approcciare in modo del tutto diverso, più umile, costruttivo ed aperto, verso l’ambiente; invece si sta assistendo da mesi a vicende incomprensibili, proclami irrealizzabili, attacchi gratuiti ad una città colpevole – almeno per una volta – di non essersi fatta ingannare dalle promesse altisonanti. Quella attuale non pensiamo sia la strada giusta per un rilancio del calcio cittadino. Pensiamo serva una dirigenza radicata nella realtà locale in tutti i sensi; una dirigenza anche modesta, ma fondata su un altro modo di fare calcio. Assistiamo invece ad un susseguirsi infinito di avvicendamenti di proprietari, dirigenti, collaboratori, allenatori, giocatori; c’è un continuo turn-over di perfetti sconosciuti che appaiono e scompaiono in campo e fuori, senza che si possa comprendere quale filo conduttore ci sia in questa politica sportiva. Che senso ha fare calcio in questo modo? Posto che questa annata, con tutte le sue problematiche, è stata gettata alle ortiche, che progetti avrebbe la dirigenza per il futuro? E, soprattutto, che futuro può avere questo Vigevano? Bisogna infine aggiungere un particolare non da poco: da mesi c’è un continuo rincorrersi di sussurri e grida di dissenso da parte di epurati, critici, creditori (veri o presunti), delusi, trombati, “malpancisti”, correntisti (nel senso di capi di correnti interne); voci mai verificate o non confermate dai dichiaranti. Ebbene, noi mettiamo a disposizione quattro-pagine-quattro per chi voglia rilasciare dichiarazioni ufficiali (di scontento o di sostegno) che vadano oltre la confidenza all’orecchio, l’indiscrezione non confermata. E pensiamo che anche i taccuini dei giornalisti siano altrettanto a disposizione. Dunque chi ha qualcosa da dire parli ora o taccia per sempre: già nel passato una dirigenza se n’è andata “alla chetichella” e “sensa pagà dàsi” (senza pagare dazio), quasi graziata dall’opinione pubblica e dai giornali nonostante gli enormi danni provocati: se la storia insegna qualcosa, vogliamo una buona volta non ripetere gli errori del passato? Altrimenti avrà sempre ragione chi grida più forte, chi la spara più grossa senza essere contraddetto. Orgogliosamente scomodi, rinnoviamo il solito FORZA GIOVANI!!!


GENTLEMEN ? NO, GRAZIE !
(Non è il suo mestiere !!!)

Il racconto di questa settimana è mutuato, pari pari, dal mondo della palla ovale: il Rugby.
Speranzoso di non annoiare i miei pochi lettori, mi premuro di scusarmi sin d'ora se, alla fine, vi avrò oltremodo tediato.
Or dunque, senza colpo ferire, si proceda con la narrazione.
Nella terra d' Albione, che tanto spesso prendiamo qual esempio di civiltà e progresso, ci s'accapiglia esattamente come accade anche dalle nostre parti. Questioni d'interesse, ovviamente. Questioni che son sempre le stesse; in Inghilterra come in Italia. A Londra come nella piccola e sconosciuta Vigevano.
Conoscete i London Wasps ? No ? Non importa, ci sono io a farvi, assai umilmente, da cicerone. Nate nel 1867 le Api (tale è il nome traslitterato dall'inglese) giocano da sempre in un sobborgo di Londra, nel vecchio e superato Adam Park. La loro origine è davvero romantica, da Londra vittoriana. Nascono in un'osteria del Middlesex, nel nord della capitale britannica. Cambiano più volte denominazione sociale, ispirandosi sempre e comunque a elementi della natura, come andava di moda a quel tempo. Il nome 'Wasps' sarà definitivamente adottato dal 1871.
Attualmente giocano in Prima divisione.
Quel che mi ha costretto a leggere e rileggere un articolo apparso sul settimanale 'Lameta' (scritto esattamente così) è il contenzioso aperto tra la dirigenza dei gialloneri ed il Comune di Londra. Da diverso tempo, infatti, i soci reggenti chiedono insistentemente di poter acquistare una nuova area sulla quale costruire un impianto più grande e più moderno, così da pensionare definitivamente il vecchio Adam Park.
La municipalità londinese, di contro, oppone sempre e soltanto rifiuti immotivati, legati a fattori tanto trascurabili che la stessa fonte da cui ho attinto la notizia quasi non ne parla.
Così, innanzi all'ennesimo 'no !', i soci reggenti hanno deciso di porre in vendita la società. Esattamente come quanto accade a tutt'oggi nel mondo del pallone italico. Società interessate ad acquistare aree non utilizzate, così da costruirvi nuovi e più moderni impianti, sono in aperto contrasto con i vari Comuni. E le proprietà minacciano di lasciare il posto ad altri. Ammesso vi siano degli 'altri'.
E qui c'è sostanziale differenza tra noi italiani e gli innamorati della regina Elisabetta.
Infatti, i proprietari dei London Wasps sono sì decisi a farsi da parte, ma solo quando avranno individuato uno o più successori che garantiscano (per iscritto) un futuro certo e di altissimo profilo allo storico club delle Api.
E in Italia ? No, questo è assai difficile capiti.
In Italia si lanciano i libri contabili dalla finestra; si cedono quote come fossero caramelle; ci si arroga i titoli più incredibili senza alcun motivo e senza titoli per menar vanto. Le società nascono e muoiono con il solo trascorrere di una notte (... e si spera che non sia quella in cui si debba cambiare orario agli orologi, altrimenti l'agonia sarebbe ancor più lunga); piazze storiche sono rette da forestieri che, tutto sommato, poco o nulla comprendono delle esigenze degli sportivi locali.
L'inghilterra, con il suo fascino e le contraddizioni che l'hanno fatta grande è lontana. Lontanissima. A noi, nemmeno passerebbe per la mente d'impegnarci tanto quanto hanno fatto sino ad oggi i signori dei London Wasps. Anzi: furbi qual siamo, ne approfitteremmo. Nessuno si farebbe mai avanti, tanto lo 'scemo' che mette tempo, risorse e competenze già c'è.
Insomma: gentelmen ? No, grazie ! (....... e la barca affonda)

DRAGO NERO

DRAGO NERO


UNA STORIA BIANCOCELESTE

I nostri primi quarant'anni attraverso le pagine del "giornalino"

Il primo numero del “giornalino” vede la luce il 3 dicembre del 1972 in occasione della gara casalinga che vede ospite del Comunale il Padova. Il Vigevano nella stagione 1972-1973 sta disputando il campionato di serie C. Al momento della nascita del giornalino ha disputato 11 gare, ha 7 punti in classifica derivati da 2 vittorie, 3 pareggi e 6 sconfitte.
Il 24 dicembre al Comunale arriva il Belluno e il secondo numero del giornalino è dedicato a Lamberto Giorgis che riceve il testimone da Angelo Galimberti, dimissionario dopo due trasferte negative.
Il numero 3 del giornalino ospita un articolo che riguarda Roberto Dioni, 20 anni, serio e forse con un minimo di timidezza. 14 gennaio 1973. Numero 4 del giornalino: le pagine centrali sono dedicate a Ermanno Bosetti (una pedina in grado di correre a tutto campo) ed a Angelo Sala, 24 anni, vigevanese purosangue.
Passano 15 giorni e il protagonista del giornalino del 28 gennaio è il presidente Giuseppe Bellotti.
4.2.1973 numero 6 del giornalino: la carrellata di protagonisti continua con Giancarlo Schillirò.
Dal 18 febbraio il Vigevano ha l’inno. Il testo è ospitato dalla prima pagina del numero 7 del giornalino. Nello stesso numero l’attenzione è rivolta al vicepresidente Alberto Bocca.
E siamo a marzo. Il giornalino datato 11 marzo porta l’attenzione sul maratoneta biancoceleste Valerio Pavesi.
Continuando la rassegna dei personaggi il numero 9 del giornalino porta l’attenzione su Giuseppe Fontana. A sedici anni disputava il campionato di quarta serie nell’Imperia passando all’Inter ed esordendo in prima squadra in Coppa Italia. Da quest’anno è al Vigevano. Chapeau.
Ernesto Scorletti e Gino Tonelli sono i protagonisti delle pagine centrali del giornalino giunto al suo decimo numero. Orano Rolfo e Mario Pandolfi: il numero 11 è dedicato a loro. Nel numero 12 i fari sono puntati su Renato Groppi, da undici anni in casacca biancoceleste e su Vittorio Boschetti, che pronostica la tranquilla salvezza del Vigevano.
Oliviero Menta e Roberto Armanni per il numero 13, Pietro Villa per il numero 14: il giornalino si avvicina alle ferie e alla fine del suo primo anno di vita.
“Il nostro giornale esce per il secondo anno consecutivo rinnovato nella veste tipografica, ampliato e con rubriche che cercheranno di rendere interessante il colloquio con gli sportivi e con gli aderenti al nostro Vigevano Club”. Così inizia l’editoriale “Siamo presenti” pubblicato il 16 settembre 1973. Ma questa è un’altra storia.
Tanti nomi, per i più anziani tanti ricordi. L'occasione dei quarant'anni può servire a rivivere insieme una piccola storia di questa Vigevano che, domenica dopo domenica, riempie di gioia, ma soprattutto fa soffrire i tifosi, sia quelli che si permettono la tribuna centrale sia gli altri che per scelta economica o per passione si danno appuntamento sulle gradinate dei popolari.
(continua)


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